STCBM un anno e mezzo dopo...


  • Faccio una premessa: qui non si discutono e non si sono MAI discussi i gusti diversi dai nostri. È l’ennesima volta che lo sottolineo, ma mi rendo conto che in questo mondo sempre più arido, occorre farlo. Se leggerete critiche verso alcune dichiarazioni cercherò di essere chiaro sul perché vengono poste.

    In questo anno e mezzo passato dall’uscita di Sounds That Can’t Be Made ne ho lette di tutti i colori: commenti entusiastici dei soliti noti, esagerazioni mitologiche anche dal sottoscritto, innamoramenti subitanei di fan perduti e ritrovati grazie a quest’opera, parole inutili prive di qualsiasi fondamento, inesattezze di attribuzione su meriti e demeriti dei membri della band e critiche gratuite, dettate da rimorso, odio, frustrazione e tutte provenienti sempre dallo “stesso ceppo”, originario di questi lidi, o di ciò che c’era prima di questo posto. Di tutte queste critiche non ne ho letta una che fosse circostanziata o veramente dettata da argomentazioni che si basassero anche solo sul mero gusto. E non parlo di quelle espresse qui dentro. Trovo sinceramente impossibile che chi ha amato i Marillion fino a uno, due anni fa non possa amare questo disco…mi si può dire tutto ma non questo. DEVE esserci, c’è, qualcos’altro sotto. E questo è davvero triste.

    E mi dispiace che la gente che popola questo spazio virtuale venga spesso messa sullo stesso piano di questi lividi personaggi, che per mesi si sono divertiti a dire la loro con supponenza e tracotanza, a volte invadendo spazi zeppi di innamorati marillici sparando verità inventate e cagate pazzesche sulla band, sperando poi che la gente di cui sopra (noi) non reagisse alle loro stupidaggini. Ragazzi, noi NON siamo così. Noi siamo sopra a queste cose. Noi siamo qui perché AMIAMO una certa musica e una certa band, non perché ODIAMO qualcosa o qualcuno. È questa la differenza tra noi e “loro”.

    Detto questo, alla faccia di certa popolazione povera e triste, grazie a quest’opera i Marillion si sono aggiudicati il premio di “Band dell’anno”, che se vogliamo lascia il tempo che trova, ma che è comunque un gran bel riconoscimento, meritato e troppo a lungo non riconosciuto.
    Ma com’è quest’opera 500 giorni dopo?! Ha retto l’urto del tempo, o si è sfilacciata con il passare dei mesi nella nostra testa e nel nostro cuore, fino a dover essere ridimensionata e diminuire il suo valore per noi?

    Ebbene, io dopo tanto, troppo tempo ho riascoltato Sounds e lo trovo, se possibile, ancora migliore rispetto a un anno fa. Ne ero rimasto volutamente lontano per un po’, proprio per scoprire che reazione avrei potuto avere, esaurita la carica della novità. E ci sono di nuovo rimasto secco.
    Gaza ha tuttora un’intensità a dir poco impetuosa. È un film. È un viaggio. È una rivelazione dopo l’altra, un’epifania sconvolgente. E come spesso gli capita H è un medium. La bellezza assoluta e abbacinante – e spesso sottovalutata perché, ripeto, si è preferito parlare di cose INUTILI - della parte strumentale che va dal minuto 8.25 a 9.55 ti avvolge come un mantello pieno di sabbia, con quel basso pulsante che tiene sulla corda gli orpelli di God, mentre il tappeto sapiente di suoni di Mark ti conduce per mano all’ennesimo movimento del brano…aaaaahhhh, che meraviglia…. Stay close Stay home Stay calm Have faith…e quante chitarre di God ci sono in questo finale e quante voci di H per raccontarci dell’incubo. Un lavoro immenso, di composizione e produzione e attenzione ai dettagli. Che fortuna che abbiamo, ragazzi…e mi tocca sentire da gente che era presente in prima fila con me solo un paio di anni fa, frasi del tipo “…è un brano che non mi dice niente…” No, non ci siamo. Non ci crediamo. E se avete ancora dei dubbi sulla grandezza imm4ensa di questo capolavoro, guardatevi questo video. Se non cambiate idea dopo questo, siete senza speranze. : Chessygrin :

    https://www.youtube.com/watch?v=W6sioMr7j0I

    La title track ha conservato quella freschezza, quella gioia e quella cristallinità che aveva ai primi ascolti. Le liriche sono meravigliose e perfettamente incastonate sulla musica e poi, che ci volete fare…quando arriva quel finale, IL finale, dove le meravigliose tastiere di Kelly ti inventano un solo semplicemente perfetto che fa da rampa di lancio alla celestiale chitarra di Steve Rothery, la quale ti apre le porte del cielo, cosa potrai volere di più?! Niente, se non che la voce più bella del panorama musicale odierno ci salga sopra come su un cavallo in corsa e che provi a domarla. A volte ci riesce, a volte no, ma oggettivamente quando God si esprime su questi livelli è quasi impossibile sconfiggerlo. Come dice Zava, lo si deve abbattere fisicamente sparandogli a un ginocchio. E, immancabile, il brivido corre su per la schiena, dai lombi sino alla base della nuca…CARESSING YOU EVERY DAY, IF ONLY WE CAN HEAR THEM…SOUNDS THAT CAN’T BE MADE.
    Si, per favore… suonatemi i suoni che non possono essere ricreati…

    E poi arrivi alla tanto bistrattata Pour My Love sulla quale ne hai sentite di tutti i colori e che, OVVIAMENTE, ricade nella categoria “…ah se Hogarth non fosse nei Marillion certi pezzi non li farebbero…” Si, certo, come no. Questa affermazione rientra in quella serie di puttanate di cui all’inizio del mio post. Parole inutili. Questo è un brano del pelato siore e siori, ed è prodotto, cantato e suonato da dio, con una lirica tipicamente helmeriana…a un anno di distanza e soprattutto dopo averlo ascoltato live, rimane lì, piacevole ascolto di un pomeriggio autunnale…si fa per dire…nulla di più, ma tra i preferiti di gente INSOSPETTABILE.

    Quando parte Power non posso fare a meno di pensare alla mia dolce metà, che l’adora in maniera viscerale. E ha ragione. È un brano di grande compattezza e potenza, il suo groove è avvolgente per merito di una base ritmica meravigliosa, melodia e armonia a braccetto, e cantati e ritornelli perfettamente integrati. Testo bellissimo e dal vivo ragazzi, un H sempre indiavolato. Migliori performance proprio a Milano. Funziona ancora alla grandissima…You never knew power, did you?! Migliorerà ancora negli anni. Magica.

    Quindi? Quindi niente… Quindi arrivi a questo punto e ti domandi di nuovo: “Ma quante altre minchiate ho sentito su quest’altro capolavoro in un anno?!” E la risposta è TANTE, ma TANTE…Montreal che cos’è? Che cosa accade durante quei quattordici minuti in cui sei proiettato in un viaggio vero e proprio, in cui attraversi una parte del Canada come se fossi lì e in cui immancabilmente, ogni maledetta volta il tuo cuore fa un balzo potente e un brivido arriva da dentro mentre ti cantano di un acrobata che cade in maniera sicura verso le mani protese della città? Credo che sia uno dei momenti musicalmente più alti che io abbia mai ascoltato in assoluto. E cosa accade quando vedi letteralmente Leonard Cohen in Tv e senti di voler essere come lui e capisci quanto è grande l’impegno di chi sta sul palco a regalarti emozioni vere? Dopo tutto questo tempo, ancora je t’aime mia cara Montreal e quello che ho sentito sul tuo conto è solo invidia e frustrazione. Ne sono certo.

    E di Invisible Ink possiamo parlarne? Se la sua crescita in questo anno è stata così forte, tra due anni cosa accadrà?! Il click personale è scattato al Marillion Weekend. Lì ho “visto la luce”. Incredibile. Davvero, non ci credevo. Forse mi ha ipnotizzato God che sul disco invece manco tocca uno strumento durante il brano. Boh. Fatto sta che non la skippo più. È un grande successo per lei.

    Mentre Lucky Man, che ancora rimane tra le meno amate del disco tra i fan che devo dire?! Credo che provenga direttamente dalle jam di Abbey Road dei Beatles, come dice il buon Tus. C’è un’interpretazione vocale degna del miglior Mc Cartney (uno dei cantanti più sottovalutati della storia) ed è un brano di pura energia e vitalità, di ottimismo ed entusiasmo. Che dire?! Io adoro i Beatles, per cui…

    E poi giungi alla conclusione. E sai già che anche dopo un anno non puoi fare altro che cedere alla commozione ed essere catapultato come in trance nella storia di una coppia che si ama, ma che non si desidera più, che sta lottando con tutte le sue forze, ma senza dirselo, che vuole farcela ma senza comunicare…forse parleranno, ti dice il narratore… Anima ad anima, testa a testa, cuore a cuore, gli occhi negli occhi…è passato un anno e ancora sono qui con le lacrime agli occhi, ad ascoltare quella che è forse la più potente e comunicativa canzone dei Marillion, travolto. Sta tutto qui il loro segreto: non abbiate paura, abbiate il coraggio di lasciarvi andare e di farvi sradicare dalla forza dell’evocazione.
    Ne uscirete più forti. Non più deboli.
    È questa la differenza tra noi e “loro”.
    Noi siamo qui per amare. : Thumbup :
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    davethespace
     
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  • Bellissimo post, Le President! : Captain :
    Sounds è l'ennesimo gigante dei Marillion
    Non dimenticherò mai la prima volta che ascoltai Gaza, al sound check di Manchester ... era la seconda volta che la suonavano dal vivo in assoluto, e quel pomeriggio eravamo solo loro, io e qualche tecnico indaffarato nell'enorme sala vuota ... fui travolto da caleidoscopici flash che pungevano dappertutto, mi ricordo netta la sensazione di essere invaso e punto da varie direzioni di spille, sembrava che mi avessero rapito per portarmi in Medio Oriente a dirmi "ora guarda tu stesso"
    colori, colori, colori, come quando i bambini ti gettano all'improvviso in viso i coriandoli di febbraio
    non dimenticherò mai le mie corse sulla spiaggia nell'estate di Power, innamorato dell'amore più grande che mai avrei potuto immaginare ... dall'inferno al Paradiso, o era il contrario?
    non dimenticherò mai quello che ho provato quando ho rivisto il Cirque De Soleil e l'unica cosa che riuscivo a pensare era che l'acrobata stesse cadendo dalla luna (e così virtualmente
    avevo unito due capolavori in un quadro)

    colori, colori, colori, questo è il disco dei colori ... colori di suoni irricreabili, colori di aurore boreali, colori di un cielo sopra le nuvole ... delle cascate, dei vulcani, del metallo dei droni e del cemento dei muri ... colori invisibili dell'inchiostro segreto degli innamorati, colori violenti d'indaco, di verde, di blu, di funghi atomici ... e tutto diventa suoni infiniti, innumerevoli, che sembrano su infiniti piani e strati e sembrano provenire da ovunque e da nessun posto ...
    album della maturitá ma fresco come una rosa con spine
    album della consapevolezza ma incoscientemente folle
    album che quando lo accendi sembra che lo liberi da chissá quale pressione, di tutte queste cose che c'erano dentro compresse, tu lo accendi e si liberano e cominciano una strana danza intorno come insetti primaverili

    un giorno o l'altro devo andare in Norvegia con questo disco, a vedere l'effetto che fa
    Life’s too short for standing still

    I know you know that I pray
    For the phone-call that takes me away

    There are scars in our eyes
    From a thousand goodbyes ...
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    Essence
     
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  • Grazie dei complimenti che ricambio, Mastro Essence...mi vene difficile chiamarti così...per me, per noi, tu sei TUS. : Wink :

    Hai detto una verità assoluta nella sua apparente semplicità e dettata dalla poesia che ti porti dentro: è davvero un album che ti "esplode" in mano, come se fosse racchiuso in un barattolo a tenuta stagna.
    Non so per quale motivo.
    Non so se sia Gaza e il suo inizio travolgente, ma credo sarebbe riduttivo dare i meriti solo alla suite...che poi chiamarla suite è a sua volta riduttivo. Come scrissi già tempo fa, questa è l'ennesima rinascita dettata dai Marillion di un certo tipo di musica, è la rilettura del "prog" del 2000. E' un film. Un documentario. Non un semplice brano musicale.
    Ma la forza di questo album sta nell'insieme dei cento fattori che animano questa band. Sta nell'energia creativa ritrovata da tutti e cinque gli elementi, sta nella voglia di stupire e di stupirsi e sta, come dici giustamente tu, nei mille colori sparati con i cannoni di Neverland alla fine di ogni Marillion Weekend.
    Sono davvero Sounds That Can't Be Made...da nessun'altra band al mondo tranne loro.
    Sono talebano?
    Si, e sono fiero di esserlo. : Chessygrin : : PirateCap :

    ps: ma l'hai visto il video di Gaza. Lacrime, lacrime, lacrime. E un anno e mezzo fa ho dovuto litigare, insieme a Fabione, con gente che condannava le liriche di questo capolavoro...ah, la gente NON SA, il che non sarebbe un problema in sé. La gente NON SA E PARLA!
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    davethespace
     
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  • Buongiorno. Come al solito arrivo impreparato per cose simili.
    Ho ascoltato GAZA per la prima volta con la mia Daniela e la sua cugina in macchina, guidando per andare a Milano, era dicembre, mi sembra, dell'anno in cui era uscito l'album.
    Daniela mi chiedeva: "Ma chi sono?... la voce mi sembra di riconoscerla..."
    Poi ho ascoltato più volte l'album dall'inizio alla fine, come consigliava Davide sulle pagine del precedente forum... e, aoh!, funzionava alla stragrande, forse la migliore opera dei Marillion, la più matura, la più completa. Anche la più seria, forse, a mio parere meno progressive di Marbles, soprattutto pensando a Invisible Man di Marbles... A MIO PARERE.
    Per Daniela è stato subito l'album più bello dei Marillion.
    Io avevo qualche dubbio su qualche brano.
    Poi siamo stati alla indimenticabile 2-giorni di Milano (22-23 Gennaio 2013), e abbiamo ascoltato il brano che da' il titolo all'album e Power DAL VIVO.
    Da quel giorno ho consumato il CD a forza di ascolti, e anche adesso se devo presentare i Marillion a qualcuno li presento con questo album, in subordine con Marbles. Insomma: come sempre le donne hanno ragione... forse STCBM è il miglior album dei Marillion? Forse sì.
    ... adesso però sto consumando un CD di un gruppo italiano, rospisingolari... o qualcosa di simile, monolito, nun me ricordo... ce l'ho sempre in macchina che suona... this is the beginning... dolore cosmico... bo...
    Baci. G/Walter
    giovanni.digiovanno
     
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  • :mrgreen: : Thumbup :
    ...senz'altro è il più maturo...almeno per me.
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    davethespace
     
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  • Voglio provare a rifare l'esperienza a distanza di tanto tanto tempo Dave, come dici tu ... Anche io non lo ascolto da una vita. Ti saprò dire... Sinora quella che a distanza mi è rimasta maggiormente dentro ti direi che senza dubbio è Sky Above The Rain, perla di rara delicatezza. Anche Montreal, che fu poi quella che mi colpì per prima... Ma Sky Above The Rain a distanza di tempo dentro di me ha ancora il primato (perquanto parlare di primato è idiota, diciamo che più mi si incolla ecco : Thumbup : )
    stefania
     
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  • Hai scritto tutto tu Capo...tutto anche quello che uno non avrebbe detto perchè sentiva ovvio...a distanza di un anno e mezzo e passando attraverso tutta l'opera marillica ho capito una cosa: ho inconsciamente eletto il testo di POWER a loro miglior brano... mai ho ascoltato tanta nuda CONSAPEVOLEZZA di ciò che un essere umano è in grado di AMMETTERE di provare in così poche parole, mai tanta ovvietà che ognuno di noi di sicuro ritrova in eventi occorsi nella propria esistenza sentimentale (in senso lato) è stata scritta in poesia... mi ritrovo ogni volta a chiedermi "e come fa costui a sapere ciò che io ho passato? ciò che io ho provato? ciò che ho con dolore ammesso a me stessa sentendomi poi forte delle mie stesse cicatrici?"... In ogni opera eleggevo la track regina pensando che non ci sarebbe stata poesia migliore di quella... anche stavolta mi han fregato... la quadratura del cerchio melodica, con quel finale che pacifica l'anima e lo ricongiunge al resto dopo l'esplosione della sofferenza di questi 10 anni (lo sa solo lui se la cifra è metaforica o meno e a ni poco ce ne importa...ognuno sa quanto ha dato e quando è arrivato alla propria consapevolezza!) buttati a cercar il bandolo della matassa, a render onore e ragione a tanto patire, dà proprio il senso della quiete dopo la tempesta....
    Secondo me STCBM è il lavoro che tra tutti, stagionando, migliorerà - se ancora possiible - come il buon vino...
    The medium wave
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    ivy
     
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  • Sound è stato un album strano, ha scatenato reazioni ed isterismi che non avrei immaginato. Potevo capire il malcotento di molti dopo Somewhere Else, un disco con alcune perle ma in generale piuttosto sottotono (Davide, non mi perdonerai mai :D) o dopo Happiness, un lavoro che non ha dato tutto quello che poteva (ma ci ha regalato un sottovalutatissimo "The Hard Shoulder"). Però, francamente, certi eccessi dopo un album come minimo molto buono come Sounds, un disco che ha vinto lo scetticismo di molti ex fan o di molti che non conoscevano la band ed erano ancora ancorati all'immaginario di "Cloni dei Genesis", davvero non li ho capiti (in realtà li ho capiti, ma usiamo un eufemismo, va :D).
    Voglio dire, è un disco che può non piacere ai più innamorati della band per il semplice fatto che le aspettative da parte loro sono necessariamente altissime (quindi più facilmente disattese), o per alcuni brani effettivamente evitabili (purtroppo a me "Pour my Love", e sopratutto "Invisible Ink", non sono cresciute affatto, sopratutto live quando le ho trovate piuttosto piattine) ma chi lo definisce un disco "di merda" a mio parere è accecato da qualcosa. I dischi di merda sono altri, raga'! Solo la sezione di Leonard Cohen è superiore a qualunque cosa sia presente nei due precedenti album. E questi che fanno, si stracciano le vesti solo ora? :D

    Comunque, Gaza non mi convinceva da disco perchè la trovavo forzata in alcuni punti, ma dopo i concerti live, sopratutto il Weekend e quello di Parigi dove abbiamo ascoltato le migliori versioni, abbiamo constatato che è un pezzone intenso e drammatico. Magari poteva essere arrangiato meglio in fase di registrazione, ma sono piccolezze nel contesto generale.

    Su Montreal ho detto anche troppo. Ci misi una buona decina di ascolti per apprezzarla, ma da lì è improvvisamente diventata per me la loro miglior canzone da 10 anni a questa parte e non accenna a scendere dal primato.

    Sounds e Power sono i gioielli segreti del disco, sperimentale la prima, classica la seconda. Spero che i futuri brani "brevi" dei Marillion abbiano tutti la loro compattezza ed intensità, praticamente ciò che era mancato in SWE ed Essence (e in Pour My Love ed Invisible Ink, imho) e un disco fatto interamente così sarebbe da sbavo, quanto insolito.

    The Sky Above the Rain. Dico solo che è il brano che mi ha più aiutato in assoluto a creare nuovi appassionati, oramai so che è un'arma a botta sicura, sopratutto nei confronti del gentil sesso :mrgreen:



    Ma, detto ciò, quando ne fanno un altro? : Prosit :
    "So now I'm found
    Beyond the rocket-burst among the burned out fireworks
    In November "
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  • Mah, non so...credo che tu abbia detto cose giuste ed equilibrate caro Michelino Ashes e una soprattutto che non mi trova d'accordo e cioè che "...può non piacere ai più innamorati della band per il semplice fatto che le aspettative da parte loro sono necessariamente altissime..."
    No.
    Non è così.
    Questo disco non è piaciuto ai ROSICONI, ai FRUSTRATI, a quelli che VORREBBERO ESSERE ma non sono, agli invidiosi e ai presuntuosi.
    Non hanno argomenti, non hanno armi. E usano l'offesa e la provocazione.
    Ma hanno sbagliato bersaglio, purtroppo per loro.

    Ed ESSENCE è un capolavoro ASSOLUTO, forse il (più celato) concept album più ricco della loro carriera...ma so che qui non ci ritroveremo mai... : Chessygrin :
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    davethespace
     
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  • davethespace ha scritto:Ed ESSENCE è un capolavoro ASSOLUTO, forse il (più celato) concept album più ricco della loro carriera...ma so che qui non ci ritroveremo mai... : Chessygrin :


    : Thanks : : Groupwave : : Thanks : : Groupwave :

    Quanto a STCBM.... sarà perché è l'album che più ho vissuto LIVE.. ma.. a distanza di un anno lo amo se possibile ancor più di allora.... Avete già detto tutto voi a riguardo e vi straquoto... aggiungo solo che under the stage ho potuto apprezzare (che parolina stitica! esaltarmi e folgorarmi sarebbero più consone) certi passaggi dei quali non avevo colto appieno l'estrema, generosa ENERGIA.. Allah è GRANDE!
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