STEVE HOGARTH - IL DIARIO NUMERO 5


  • ...e quando le speranze andavano affievolendosi il plico arrivò! Evviva! : book :
    vingilott
     
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  • Comprato. Arrivo sempre tardi, ma arrivo sempre .
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    neverland
     
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    Località: Lecco


  • Arrivato anche quiii!! :downsbravo: :downsbravo: :downsbravo: : Groupwave : : Groupwave :
    Un abbraccio

    Junior
    We are parties that travel
    Movies that move
    We will make a show
    And then we'll go
    We are the Leavers
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    MAtteRILLION
     
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  • Adesso ho cinque minuti e li voglio usare qui sul Forum più figo del mondo. I diari di Hogarth, compreso il numero cinque, mi sono piaciuti moltissimo. Grazie anche a Davide per la traduzione. Hogarth risulta a mio parere un artista che è anche un uomo: ha l'anima, la voce, la musica di un artista, racchiuse in un uomo: come sentii dire all'Alcatraz nel 2013 è un alieno nel corpo di Hogarth. Dai suoi diari traspare proprio questo: Steve Hogarth è un artista, punto. Le sue reazioni umane non possono neppure (a mio avviso) essere giudicate, e non lo dico perché sono un fan, anzi: a volte i suoi racconti mi appaiono quelli di un distaccato radical chic, di un ragazzo, quasi un signore e poi di un signore di più di mezza età, che racconta tutto con sincerità e cinismo; ma poi torno a capire che è un alieno: si preoccupa del riscaldamento globale sulla Terra come se ci fosse caduto come il protagonista del film interpretato negli anni '70 da David Bowie; pensa alle guerre che procurano dolore, soprattutto ai bambini e alle donne; si preoccupa della sua famiglia e delle persone intorno con una sensibilità estrema ... ma poi e sopra tutto è il centro del palcoscenico ove canta, suona e controlla tutto: al centro del palcoscenico è la sua vita, e per lui riuscire a ogni concerto a dare il massimo è la vita; intorno vi è l'inspirazione, la sensibilità, l'amicizia, ma HOGARTH VIVE AL CENTRO DEL PALCOSCENICO. Che Dio lo benedica per essere il centro dei Marillion, sempre.
    giovanni.digiovanno
     
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  • giovanni.digiovanno ha scritto:Adesso ho cinque minuti e li voglio usare qui sul Forum più figo del mondo. I diari di Hogarth, compreso il numero cinque, mi sono piaciuti moltissimo. Grazie anche a Davide per la traduzione. Hogarth risulta a mio parere un artista che è anche un uomo: ha l'anima, la voce, la musica di un artista, racchiuse in un uomo: come sentii dire all'Alcatraz nel 2013 è un alieno nel corpo di Hogarth. Dai suoi diari traspare proprio questo: Steve Hogarth è un artista, punto. Le sue reazioni umane non possono neppure (a mio avviso) essere giudicate, e non lo dico perché sono un fan, anzi: a volte i suoi racconti mi appaiono quelli di un distaccato radical chic, di un ragazzo, quasi un signore e poi di un signore di più di mezza età, che racconta tutto con sincerità e cinismo; ma poi torno a capire che è un alieno: si preoccupa del riscaldamento globale sulla Terra come se ci fosse caduto come il protagonista del film interpretato negli anni '70 da David Bowie; pensa alle guerre che procurano dolore, soprattutto ai bambini e alle donne; si preoccupa della sua famiglia e delle persone intorno con una sensibilità estrema ... ma poi e sopra tutto è il centro del palcoscenico ove canta, suona e controlla tutto: al centro del palcoscenico è la sua vita, e per lui riuscire a ogni concerto a dare il massimo è la vita; intorno vi è l'inspirazione, la sensibilità, l'amicizia, ma HOGARTH VIVE AL CENTRO DEL PALCOSCENICO. Che Dio lo benedica per essere il centro dei Marillion, sempre.


    :downsbravo: :downsbravo: :downsbravo:
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    davethespace
     
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  • Anche io mi associo ai ringraziamenti a Davide per la traduzione, e non solo quella, che ci consente di leggere questi interessantissimi diari. In questa quinta parte possiamo goderci, tra l'altro, il ''rinascimento italiano '' di cui il nostro boss è stato fautore indiscusso. Ave !!!
    : Cheers :
    Well do you remember a time when you thought you belonged to something more than you? A country that cared for you, a national anthem you could sing without feeling used or ashamed You, poor sods, have only yourselves to blame.
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    grendel
     
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